Via all’ampliamento dell’impianto Stogit sul fiume Treste, l’ennesimo regalo del PD a questo territorio

Il Ministero dell’Ambiente ha dato parere positivo alla Valutazione Impatto Ambientale dell’ampliamento dell’impianto di stoccaggio della Stogit sul Fiume Treste. Un progetto che, da alcuni anni, pendeva come una spada di Damocle su questo territorio. Siamo stati tra le prime voci ad esprimerci, in un silenzio generale quasi totale, contro quest’ennesima eventualità nel nostro territorio,che oggi compie un passo decisivo per diventare concreto. Ma non è ancora detta l’ultima parola, perché il Decreto di VIA non è l’ultimo passaggio. E poi, come dimostra la vittoriosa lotta contro Ombrina Mare 2, le ragioni dell’ambiente, del territorio e della salute possono affermarsi quandoc’è una fortissima mobilitazione e l’impegno di tutti. Un impegno vero, concreto, reale, soprattutto per chi ha responsabilità istituzionali e non può rifugiarsi (come troppo spesso accaduto) in mere dichiarazioni d’intenti. E qua ci rivolgiamo soprattutto a quelle forze politiche, di maggioranza e di opposizione, che in questi anni si sono definiti “paladini dell’ambiente” ma che non ci sembra abbiano messo in campo azioni incisive e vincenti, per esempio, per la definitiva istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina o contro l’ampliamento di Rospo Mare 2.

Ribadiamo ancora una volta gli interrogativi posti negli ultimi anni: come si possano coniugare questi tipi di impianti con la valutazione dei prodotti DOP, con lo sviluppo agroalimentare e la vocazione turistica dei borghi del Medio Vastese, con la decantata valorizzazione turistica e ambientale della Costa dei Trabocchi? In questi giorni il vastese è coinvolto, insieme a tutta la Regione, nell’iniziativa di “promozione turistica” denominata “Abruzzo Open Day”, questo scenario energetico-industriale non inquieta gli organizzatori e gli operatori coinvolti? Su questo territorio, oltre questo ampliamento e quello di Rospo Mare 2, ricordiamo grava il peso del metanodotto Larino-Chieti, dell’elettrodotto Villanova-Gissi, della turbogas sempre nel paese natale di Gaspari, della Laterlite di Lentella e di altre industrie chimiche. Senza dimenticare gli episodi, l’ultimo nel gennaio scorso, di “odori nauseabondi” che hanno causato malori e fastidi proprio alla popolazione di Montalfano, nei pressi dell’impianto Stogit. A seguito di alcuni di questi episodi, già diversi anni fa era proposta l’installazione di una centralina fissa a tutela sia dell’azienda che dei residenti, anche utilizzando parte dei 3.280.000 euro previsti dalla Convenzione con la Stogit. È avvenuto? E quali sono i dati ottenuti? E da altre centraline presenti nella zona? Sono diversi anni, infine, che chiediamo se l’iter del Piano di Emergenza Esterno dell’impianto Stogit (previsto dalle direttive europee note come “Seveso” per gli impianti definiti “a rischio di incidente rilevante”, il cui elenco comprende l’impianto della Stogit a Montalfano ed è disponibile online sul sito del Ministero dell’Ambiente) sia stato completato, non avendolo trovato sul web.

Partito della Rifondazione Comunista, federazione provinciale Chieti

Partito della Rifondazione Comunista, circolo di Vasto

Sinistra Anticapitalista Abruzzo

Abruzzo, la valle avvelenata

dscf6967 A Piano di Sacco si sta consumando l’ennesimo saccheggio, la svendita/concessione del territorio alle mire fameliche degli imprenditori dei rifiuti (Nicolaj) già balzati agli onori della cronaca giudiziaria per corruzione e traffico illecito di rifiuti, nel silenzio generale e sotto lo sguardo attonito dei cittadini.

Le ultime ombre sinistre riguardano il rilascio della v.i.a. da parte della Regione Abruzzo in data 20 aprile 2017 in relazione alla “piattaforma per il trattamento ed il recupero di sedimenti di dragaggi fluviali e marino-costieri” – in zona esondabile del fiume Fino- limitatamente all’impianto di depurazione delle acque (dopo un primo parere complessivo v.i.a. favorevole), nonostante la chiara opposizione di associazioni ed enti locali espressa in sede di Coordinamento Regionale per la Valutazione d’Impatto Ambientale.

Si temono gli effetti negativi sull’ambiente con riguardo agli scarichi sul fiume Fino ed all’estrazione della acque dal fiume stesso mediante pozzi.

A fronte di tale questione particolare inquieta la concomitante presenza nell’area di insediamento dell’Ecocentro per il trattamento dei rifiuti urbani, dell’impianto “Terra Verde” e di quelli autorizzati ed in itinere, tra cui un gassificatore ed una centrale e biomasse.

Si tace sull’effetto cumulo ed anche su quello domino, che i cittadini hanno sperimentato sulla propria pelle in occasione dell’incendio avvenuto nell’impianto di “Terra Verde”, che ha minacciato la salute dei cittadini e danneggiatole attività del settore agro-alimentare.

Aldilà degli aspetti procedimentali/amministrativi permane evidente e pesante la responsabilità politica a tutti i livelli.

Dopo il conclamato fallimento delle politiche di sviluppo del dopo-guerra affidate all’insediamento delle grandi industrie con la fuga e la sottrazione di risorse e braccia all’agricoltura ed allevamento, a cui negli ultimi anni è seguita la riduzione drastica di personale o addirittura la chiusura di interi stabilimenti con conseguente perdita di centinaia di posti di lavoro (“l’altra carne”, l’”industria tessile Valfino”, “Maccaferri” ecc.), assistiamo all’incapacità della politica e dei politici a programmare un diverso sviluppo e finanche a preservare le uniche risorse (ambiente, paesaggio) suscettibili di diventare volano di una nuova economia e rinascita del territorio.

Lo strabismo e la schizofrenia dei politici con atteggiamento ondivago e contraddittorio non giustifica ed anzi amplifica gli effetti dannosi delle politiche neoliberiste sostenute in maniera trasversale dal centro-destra e dal centro-sinistra da decenni.

Si tratta del fallimento nel fallimento: i partiti e le coalizioni di riferimento dei sindaci e degli amministratori locali da anni emanano leggi preordinate all’esproprio di sovranità in generale ed in particolare di quella delle comunità locali in favore degli enti sovraordinati (si vedano in proposito l’abortita riforma costituzionale Boschi- Verdini, con il tentativo di esautorazione delle Regioni in materia di ambiente e sanità, le leggi sulle opere ed infrastrutture di “interesse nazionale”- dalla tav al ponte sullo stretto alle discariche a gestione commissariale- o sui “grandi eventi”, lasciati ad arte alla gestione opaca delle cricche di elezione politica in danno e contro la volontà e gli interessi delle comunità locali).

Così a Piano di Sacco la Regione autorizza rilasciando la v.i.a. l’impianto per il trattamento e recupero di sedimenti di dragaggi fluviali e marino-costieri, la Provincia ha programmato l’insediamento di una discarica provinciale, il Comune ha previsto un’area industriale, autorizzando (con procedure semplificate) un gassificatore ed una centrale biomasse.

I politici locali della vallata dopo aver raccolto voti, ove non eletti, scompaiono e si dileguano, beandosi di altre prebende, mentre i partiti di riferimento a livello provinciale, regionale e nazionale foraggiano le lobby del petrolio, dei rifiuti, dell’acque, svendendo il nostro territorio ed arrecando danni incalcolabili alle comunità.

E dopo lo spopolamento progressivo dei paesi e delle aree interne in favore dei centri urbani e della costa, causato da tali politiche improvvisate e dannose, assistiamo al processo inverso: lo spostamento dei rifiuti di ogni genere dai luoghi di produzione (città e centri costieri) verso i paesi e le aree interne: cediamo persone, menti e braccia, perdendo servizi, risorse e attività e riceviamo in cambio rifiuti e danni all’ambiente, in cui i pochi sono rimasti a vivere, pagando a caro prezzo con la salute e la vita le scelte dissennate dei nostri politici.

Formuliamo un appello ai/alle cittadini/e della vallata ad unirsi alle associazioni, ai movimenti ed alle istituzioni locali impegnati nella battaglia per impedire tale ennesimo scempio e difendere insieme la nostra terra, preservando la possibilità di permanenza di noi tutti/e: lo dobbiamo alle generazioni future, ed ai nostri amici/concittadini, che hanno condiviso questa causa e che non sono più con noi.

Sinistra Anticapitalista Valfino

Punta Penna, tutti sono chiamati alla responsabilità. Cosa farà l’Amministrazione?

punta-penna-vasto     La cronaca cittadina ci ripropone il progetto di un cementificio, “Impianto di produzione di leganti idraulici (cemento), nella zona industriale di Punta Penna, praticamente di fronte ad uno degli ingressi ed un casotto della Riserva di Punta Aderci. Questo progetto si bloccò 5 anni fa, nel periodo in cui la mobilitazione cittadina e politica contestò anche altri progetti industriali nella stessa zona. La sinistra politica cittadina (allora tutta compatta), oltre ad associazioni, comitati e cittadini, espresse una durissima posizione creando anche occasioni di dibattito e discussione all’interno dell’allora maggioranza. Una discussione così forte che più di qualcuno arrivò persino a ipotizzare possibili rotture o cambi nel governo della città. Prc, Sel e Idv contestarono i vari progetti, tra cui Vastocem, arrivando addirittura a denunciare “foschi scenari” che li portarono ad una durissima opposizione e a chiedere una svolta nella tutela e difesa dell’ambiente e della Riserva.

Sono passati 5 anni e, solo grazie all’Arci, veniamo a sapere che una parte di quegli “scenari” si ripropone. Perché è stata un’associazione e non l’Amministrazione a rendere pubblica la notizia e a chiamare alla mobilitazione le vastesi e i vastesi? Quale sarà la posizione che assumerà la maggioranza al governo della città e quali atti sono già in campo, o lo saranno, contro questo progetto e in difesa del territorio e della Riserva? Uno dei cardini di tutta la normativa ambientale è la pubblica conoscenza e la partecipazione cittadina. La maggioranza vastese cosa farà su questo?

Torna d’attualità quanto sottolineammo un anno fa circa, dopo l’incidente al largo di Punta Penna nel quale perse la vita Timur Iakkonov.  Come già l’Arci ha ribadito nei giorni scorsi, il ritorno del cementificio (già Vastocem, oggi Es.cal. srl) impone per l’ennesima volta in questi anni questioni che le Istituzioni hanno sempre lasciato sospese e che, al di là di intenzioni e poco altro, mai sono state definitivamente affrontate e risolte. Tutto perché, in nome dell’algebra dei voti e della continua ricerca del consenso, si è continuato a sostenere l’esistenza di presunta contrapposizione tra ambiente e salute pubblica da una parte, e lavoro dall’altro. Presunta e frutto di una politica che non vuol riconoscere e agire per un altro modello di sviluppo, che può garantire tutti gli interessi pubblici in gioco e offrire molto più al territorio. Senza dimenticare che il Piano Territoriale di Coordinamento delle Attività Produttive (PTAP) della Provincia di Chieti già dal 2007 evidenziava “l’urgenza di programmare politiche “relative ad ipotesi di delocalizzazione di alcune attività che presentano evidenti situazioni di incompatibilità ambientale dovuti alla contemporanea presenza di una riserva naturale, di aree ad alta valenza paesaggistica e di siti archeologici di notevole rilevanza”. E non possiamo non sottolineare che l’Amministrazione Comunale di Vasto sono anni che afferma di voler puntare sulla Riserva di Punta Aderci e di considerarla il fiore all’occhiello, la punta di diamante di tutto il territorio, cuore (tanto da sostenere che la sua presenza dovrebbe imporre Vasto come sede) dell’istituendo Parco Nazionale della Costa Teatina. Un’altra vicenda nella quale assistiamo tra PD e centrodestra ad un incredibile rinvio ultradecennale, manca una firma, quando arriverà? L’area politica oggi Mdp, ieri Sel/Si, che tante volte ha fatto riferimento al Parco come centrale nella sua politica, come si sta ponendo davanti alle posizioni del PD (anche a Vasto) e di D’Alfonso che pare stanno frenando il percorrere l’ultimo miglio?
Sinistra Anticapitalista Abruzzo

Partito della Rifondazione Comunista di Vasto

L’Aquila è contro il corteo neofascista – Appello di associazioni e movimenti cittadini

Casapound, un’organizzazione i cui membri si autodefiniscono ‘fascisti del terzo millennio’ e che da anni si distingue, nelle città italiane nel praticare pestaggi e aggressioni ai danni di cittadine/i straniere/i, omosessuali, di sinistra, ha indetto per il 25 marzo un corteo nazionale all’Aquila, dal titolo “Italia sovrana”.

Non vogliamo dare più importanza ai neofascisti di quanta (non) ne abbiano in Abruzzo e in particolare all’Aquila. Ma siamo antifascisti/e convinti/e, perché viviamo nella città dei Nove Martiri, i primi giovani eroi della Resistenza armata al nazi-fascismo, dei martiri di Filetto e di Onna, perché L’Aquila combatte ogni giorno contro i fascismi e ad essi si oppone. Soprattutto in un giorno in cui sappiamo quanto sarà importante manifestare contro le politiche di austerità europea a Roma, dove verranno celebrati – dovremmo dire commemorati – i 60 anni del Trattato di Roma.

Noi ci opponiamo all’Europa delle banche e dei burocrati, ma anche a quella dell’impoverimento delle popolazioni e dei muri, gli stessi che i neofascisti vorrebbero innalzare con idiote argomentazioni suprematiste. Ci battiamo per un’Europa diversa che sia continente di pace che affermi la giustizia tra i popoli contro i conflitti e l’industria delle armi. Ci battiamo per una svolta radicale della politica economica e sociale dell’UE. Ci battiamo per una politica dell’accoglienza e dell’integrazione, unico vero strumento contro integralisti e terroristi.

Chiediamo che il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, si esprima per ribadire che L’Aquila è antifascista e antirazzista e mettendo in guardia dalle forme di apologia del nazifascismo che stanno tornando: la nostra città non merita di diventare teatro per parate di nostalgici del ventennio che oltraggiano gravemente la memoria aquilana dell’occupazione e delle stragi nazifasciste. E gli/le aquilani/e sapranno dare con la loro indifferenza e la loro distanza, la migliore dimostrazione di dignità, di intelligenza e di coraggio.

Chiediamo infine a tutti/e di difendere attivamente i valori della democrazia, della libertà, del rispetto dell’altro contro ogni rigurgito fascista, contro i germi di odio, intolleranza, esasperazione nazionalistica e xenofobia. Noi aquilane/i, di nascita e di “adozione”, abbiamo una città ancora da ricostruire, e in questo momento più che mai i valori hanno importanza.
Ricostruiamo una città migliore, cancelliamo il fascismo.

Firmatari:
3e32/CaseMatte, ArtQuake/Asilo Occupato, ArciGay Massimo Consoli L’Aquila, ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti), Collettivo FuoriGenere, Casa delle donne L’Aquila, Link Studenti Indipendenti L’Aquila, UDS L’Aquila, UDU L’Aquila, Artisti Aquilani, Comunità XXIV Luglio, 180 Amici, Circolo Arci Querencia, Arci Servizio Civile L’Aquila, Arci territoriale L’Aquila, Associazione Bibliobus, Sinistra Anticapitalista, Appello per L’Aquila, Collettivo AltreMenti Valle Peligna, Dabadub Sound System

Solidarietà antifascista e militante a Mirko e a Zona22 e UallòUallà

16602783_501018316735598_6147792352681378834_n Le compagne e i compagni di Sinistra Anticapitalista esprimono la propria solidarietà e si stringono in un abbraccio militante antifascista a Mirko e a tutta la comunità di Zona22 e UallòUallà.

La denuncia pubblica di Mirko mostra ancora una volta quanto sia importantissima, e mai debba esser lasciata, la mobilitazione sociale e democratica. E in questa mobilitazione l’antifascismo è importantissimo e imprescindibile. Partiti e organizzazioni ispirate a fascismi vecchi e nuovi, dopo un pluridecennale isolamento dovuto alla forza culturale della Resistenza, rilegittimate dal revisionismo che ha coinvolto perfino parte della “sinistra italiana”, stanno riemergendo e rafforzandosi.

Il rifiuto radicale del fascismo, che abbiamo sempre ribadito in questi anni (a partire dall’incredibile vicenda che ha coinvolto Franco Turigliatto, costretto a presentarsi davanti ad un giudice per essersi rifiutato di condividere con un esponente neofascista la presenza in uno studio televisivo) in tutte le sue forme e la lotta contro di esso viene presentata come un obsoleto residuo resistenziale del ‘900 o come un’espressione di impenitente estremismo. Al contrario, la riaffermazione del valore dell’antifascismo è e continua ad essere un tassello importante della mobilitazione sociale e politica. La lotta e la mobilitazione antifascista sono più che mai di attualità e devono essere praticate in ogni momento dell’attività politica e sociale da tutte e tutti coloro che si battono per la democrazia, la giustizia sociale, contro la guerra, per la cooperazione tra i popoli. Un impegno nel quale le compagne e i compagni di Zona22, insieme al Collettivo UallòUallà, e Mirko sono da sempre in primissima fila. L’abbiamo potuto apprezzare in questi anni, condividendo le mobilitazioni antirazziste, in difesa del nostro territorio dalle minacce ambientali, a fianco del popolo kurdo, delle lotte operaie e dei migranti. Nel ribadire la nostra solidarietà a Mirko, e a tutta la comunità di Zona22 e UallòUallà, siamo disponibili a condividere ogni iniziativa che verrà messa in campo.

Sinistra Anticapitalista Abruzzo

 

Abruzzo, dopo la drammatica emergenza neve D’Alfonso e Mazzocca si dimettano

COMUNICATO STAMPA

I drammatici giorni dell’emergenza neve, con il totale black out energetico per centinaia di migliaia di persone e la pericolosissima esondazione dei fiumi, le abruzzesi e gli abruzzesi non li dimenticheranno facilmente. L’Abruzzo è una regione per circa la metà costiera e varie alternative infrastrutturali (strade, autostrade, ferrovie su tutto), cosa sarebbe potuto accadere se il territorio fosse stato tutto montuoso e una sola possibilità di accesso e transito? Una volta di più (perché in questi anni le avvisaglie sono state copiose) il territorio ha mostrato la sua totale fragilità. Eppure non esiste più un assessorato autonomo all’ambiente e alla protezione civile, che è stato sacrificato per equilibri interni al PD e con i propri alleati (a partire da Sel). Dopo la nevicata del febbraio 2012 una consigliera regionale del PD, oggi assessore regionale, dopo aver rimarcato che c’era stato ampio preallarme (e davanti al black out elettrico di 24 ore per 6000 utenze, parole sue dell’epoca) scrisse che l’Abruzzo era “pericolosamente disorganizzato e bloccato da una nevicata annunciata” aggiungendo che vi era stato “sostanziale collasso della rete infrastrutturale abruzzese”. Con lo stesso metro di giudizio cosa dovremmo dire ora?

In questi anni, anche noi direttamente o partecipando a mobilitazioni, comitati, movimenti, tantissime sono state le denunce della situazione del territorio. Abbiamo invece continuamente assistito alla costruzione di strade, come la fondovalle Sangro, che non ci sembra vedano in cima alle considerazioni il rischio del dissesto. Senza dimenticare grandi varianti autostradali, mega infrastrutture portuali, centri commerciali a un passo dal fiume (per poi costruire a monte, con soldi pubblici, vasche di esondazione a carico della fiscalità pubblica), mega elettrodotti. Non servono a questa regione mega elettrodotti (che non soltanto non hanno azzerato il rischio black out ma che, anche solo per la presenza di un maggior numero di piloni rispetto a prima della costruzione, si potrebbe pensare aumentino il rischio), non servono mega infrastrutture, ma un’unica grande opera: messa in sicurezza, risanamento, bonifica, tutela di fiumi, montagne, coste, strade.

E’ stato uno dei capisaldi della protesta popolare (alla quale, per quanto ci è stato possibile, abbiamo partecipato) contro la costruzione dell’elettrodotto Villanova-Gissi, con moltissimi cittadini che si sono opposti (in giorni anche drammatici, come le cronache hanno riportato) all’esproprio di terreni che per loro hanno rappresentato fonte di reddito e gran parte della vita. Una mobilitazione nella quale associazioni e comitati hanno duramente criticato quella che hanno definito l’assenza della regione, che non è stata con decisione e risolutezza, fino all’ultimo, senza se e senza ma, a lottare al loro fianco. Ora, durante l’emergenza, il sottosegretario alla presidenza con delega all’ambiente, Mario Mazzocca ha pesantemente criticato Terna ed Enel, dicendo che non hanno fatto quando dovevano …

Senza dimenticare che la neve, insieme a nuove scosse di terremoto, ha colpito la provincia de L’Aquila che – incredibilmente – ormai quasi 8 anni dopo non vede ancora la fine dell’emergenza e una vera ricostruzione. Terna ha registrato un aumento delle proprie quotazioni in borsa nelle stesse ore in cui i suoi tralicci hanno lasciato al buio decine e decine di migliaia di cittadini abruzzesi, moltissimi sindaci hanno protestato perché non riuscivano a comunicare con l’Enel. Tutto questo è il frutto anche del processo di liberalizzazione e privatizzazione portato avanti nel nostro paese. Processi che hanno consegnato un servizio pubblico essenziale come l’elettricità al mercato neoliberista più sfrenato, mettendo i profitti in cima a tutto e togliendo ogni contatto e controllo pubblico. Scelte politiche che vedono nel PD, il partito del presidente regionale Luciano D’Alfonso e principale azionista della maggioranza alla regione Abruzzo, uno dei suoi più decisi esecutori.

Davanti a tutto quello che le abruzzesi e gli abruzzesi hanno subito, davanti al quadro generale dell’Abruzzo ampiamente documentato, ad una devastazione conseguenza di politiche neoliberiste che hanno tolto ai cittadini per regalare al solo mercato e al profitto servizi pubblici essenziali, e a quanto riportiamo in questo comunicato, possiamo trarre solo una richiesta conclusiva: le immediate dimissioni di D’Alfonso e dei suoi collaboratori, a partire dall’ex assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione Civile Mario Mazzocca. A chi li ha sostenuti e li sostiene, e si ritiene ambientalista, di sinistra, “compagna” o “compagno”, non possiamo che chiedere: non vi vengono autocritiche e riflessioni davanti a quel che sta succedendo?

SINISTRA ANTICAPITALISTA ABRUZZO

No ai licenziamenti di Pianeta a Vasto

Non sono i lavoratori ad essere responsabili del calo del fatturato

 

L’annuncio dato da Pianeta ai dipendenti è tipico dei padroni senza scrupoli. Lo stile è quello che già abbiamo conosciuto con il padron della Golden Lady, Nerino Grassi: decidere da un giorno all’altro e senza tanto ritegno di buttare fuori dall’azienda i dipendenti. Gli esuberi annunciati da Pianeta appartengono tutti alle mansioni di addetti alla vendita, commessi e commesse, cassiere. Sono esclusi, naturalmente come di solito avviene in questi casi, coloro che appartengono alla struttura direzionale.

Pianeta motiva questa scelta drastica con un costante calo del fatturato, dal 2012 al 2016. Gli oltre 23 milioni di euro fatturati lo scorso anno, a quanto pare non sono sufficienti per chi dirige il Conad Superstore di Vasto a mantenere il personale attuale, neanche a tentare la strada di eventuali ulteriori forme di ammortizzatori sociali. E così, a fronte di un calo del fatturato dichiarato del 23%, viene sbattuto fuori più del 40% del personale. Viene subito da chiedersi di quanto siano stati intaccati i ricavi; ma soprattutto, c’è da chiedersi se e di quanto si siano ridotti lo stipendio coloro che senza troppe remore decidono oggi di licenziare madri e padri di famiglia, mettendoli in gravi difficoltà economiche. Quesiti che non devono apparire retorici, perché se il costante calo del fatturato degli ultimi quattro anni dichiarato da Pianeta è reale, quali responsabilità ne hanno commessi, cassiere, magazzinieri? Ovviamente nessuna. E invece quali e quante ne ha chi finora ha diretto Pianeta? Ovviamente, come al solito, i dirigenti si autoassolvono e decidono che devono essere licenziati 45 lavoratrici e lavoratori, mentre tutti i dirigenti possono tranquillamente rimanere al proprio posto.

C’è da chiedersi anche, a questo punto, quale futuro possa garantire l’attuale direzione di Pianeta al punto vendita, dal momento che mandando a casa 45 addetti alla vendita non si possono di certo garantire migliori servizi alla clientela. Evidentemente questi dirigenti, tanto solerti quando si tratta di annunciare licenziamenti, navigano a vista senza alcuna idea di come rilanciare il supermercato. La direzione di Pianeta mostri più umiltà cercando insieme alle lavoratrici ed ai lavoratori soluzioni alternative ai licenziamenti e idee per garantire la sopravvivenza del supermercato e dei posti di lavoro. In caso contrario si faccia da parte, per fare posto a chi è grado di farlo. Magari alle stesse lavoratrici ed agli stessi lavoratori che oggi rischiano di perdere il posto lavoro.

 

Rifondazione Comunista di Vasto

Sinistra Anticapitalista Abruzzo